Dr.ssa Francesca Consonni


Il cambiamento passa attraverso il movimento

‘Consciousness is only possible through change; change is only possible through movement.’
La consapevolezza è possibile solo attraverso il cambiamento; il cambiamento è possibile solo attraverso il movimento.

(Aldous Huxley, The Art of Seeing)

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Illustrazione di Gianluigi Toccafondo.

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L’arte della cura

Queste riflessioni le scrissi qualche tempo, ma le sento ancora molto attuali..

Il bosco che abito ormai da anni. Quello della cura. All’inizio del mio ingresso lo percepivo fitto, buio, caotico. Ora invece al suo interno riesco a riconoscere la varietà delle piante che vi dimorano. Meravigliosamente infinita. Apprezzo e scelgo la diversità degli alberi. La loro bellezza. Tanto maestosa quanto fragile. Il loro bisogno di accudimento. Quello che opero da anni è un allenamento costante, impegnativo, faticoso, che mi ha portato a sentire quando queste delicate nature necessitino di aria (‘dai estirpiamo insieme le erbacce che ti soffocano’). O invochino più luce (‘un attimo, ti faccio spazio, guarda qui fuori’). O inaridiscano perché hanno sete (‘ho con me ancora un goccio, è tutto per te se lo vuoi’). Semplicemente desiderino essere viste (‘io sono qui, ti ascolto’).
Un bosco che appariva senza uscite e senza inizi. Il luogo ora delle sorprese e della crescita, del dolore inaspettato, della gioia conquistata e della paura, dell’incontro e della fuga, dell’impotenza, della vittoria, dell’ansia, della calma.
Il bosco che a tratti prende nutrimento da una terra sì bagnata e scivolosa, ma densa, feconda, calda, ricca, che guarda al cielo, capace di inondare di luce e contenere
Questa è la mia Psicoboscoterapia: il mio viaggio di scoperta e riflessione sui mondi possibili e percorribili. Il viaggio del disvelamento delle risorse comunicative e corporee chiamate quotidianamente in causa e in aiuto. Il viaggio della creatività che si compie attraverso la parola, il gesto, il fare con. Come fosse un’arte, l’arte della cura.
Ho vissuto e vivo la potenza della relazione come agente di cambiamento. Reciproco, investe anche me. Mi affido con fiducia all’ascolto, non giudicante, che mi aiuta a riconoscere i confini tra i bisogni altrui e quelli miei.
Ora percepisco più nitido il mio vedere, mi permette di prendere le distanze emotive dalle fantasie, ombre e proiezioni. Alimenta il mio vissuto grazie all’esperienza dell’altro, mi riempie.
Sento la meraviglia e lo stupore nel riconoscimento del grande valore che accompagna il mio muovermi sicura nel bosco del disagio.
Mi sento molto fortunata per il lavoro che ho scelto. Rimane vivo e forte il desiderio in me di proseguire oltre, esplorare le strade che ancora sento impervie, avvicinarmi a nuove piante, quelle che non conosco, quelle nascoste, quelle apparentemente spoglie, costruendo sentieri e passatoie o dando spazio perché esse diventino visibili e raggiungibili, rigogliose e forti. Libere.

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L’illustrazione è di Silvana Battistello


Donna

‘Io non ho bisogno di denaro,
ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.’
A. Merini.

 

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L’illustrazione è di Marco Cazzato


Valore è..

‘Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.’
(Erri De Luca).

Tutto è permeato di valore, siamo noi ad attribuirlo.

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L’illustrazione è di Marco Cazzato.


Piano Mirroring

Qualche giorno fa ho vissuto un’esperienza incredibile e unica. Un regalo che mi è stato fatto e che mai scorderò. Si chiama ‘PianoMirroring’. Sono entrata in una stanza un pò magica, un atelier colorato di quadri, libri, un posto caldo, intimo, rassicurante. Buona parte dello spazio era occupata da un pianoforte a mezza coda. Presenza viva insieme ai quadri e ai libri. Qui mi sono prestata a farmi ascoltare e ad ascoltare: Alessandro (Sironi, pianista compositore poeta ricercatore) mi ha accolto e invitato a sedermi oltre il pianoforte e ad incontrarci con lo sguardo. Da qui è iniziato un dialogo sonoro, una musica che piano piano prendeva forma dalle sensazioni che Alessandro coglieva e che mirabilmente improvvisava facendo scorrere le sue mani sulla tastiera infinita dello strumento. Senza mai guardare le sue mani ma rimanendo fermo e centrato sui miei occhi. Attento, umile, mai giudicante, uno sguardo profondo ma non invasivo, curioso, sensibile, delicato, preciso, sincero. Per una mezz’ora ho ascoltato la mia musica, quella che Alessandro ha permesso che si svelasse, unendo le note che lui ha sentito appartenere a me, al mio mondo emotivo e alla mia vita. E per quella mezz’ora il tempo si è fermato e mi sono ritrovata in altri luoghi, del passato, strade antiche e dolorose, alcune ancora inesplorate, alcune così familiari, altre così desiderate, altre ancora sconosciute. Ho provato emozioni molto forti, alcune spiacevoli, altre piacevoli, alcune poco nominabili, perchè così viscerali e corporee. Ho pensato che Alessandro ha scoperto e inventato un modo davvero interessante e stupefacente di entrare in contatto con l’altro e offrigli l’occasione di ‘sentirsi’ attraverso una melodia, la sua melodia. Oltre la parola.
Ho pensato che la musica, così come tutte le arti, possono essere potentissime se usate sapientemente e sono un linguaggio universale che permette un dialogo in cui nessuna diversità conta ma solo il rispetto e il valore per l’essere umano.
Grazie Alessandro Sironi per aver letto dentro di me e avermi suonata.
Grazie a Stefano per avermi fatto questo regalo preziosissimo.

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Se volete saperne di più potete curiosare su: Piano Mirroring


MOVEMENT NEVER LIES

Mi piace tanto questo video di Shueti!
‘Movement never lies. It is a barometer telling the state of the soul weather to all who can read it’. La frase è di Martha Graham, rivoluzionaria danzatrice statunitense, e sottolinea la forza del movimento e del corpo come strumento di lettura delle emozioni e degli stati d’animo. Il corpo non mente mai, è come un barometro che segna il tempo dell’anima. La DanzaMovimento Terapia si fonda proprio su questo assunto, che il corpo e il linguaggio non verbale che il movimento produce sono espressione autentica delle nostre emozioni e del sé e sono un canale di comunicazione e relazione preziosissimo che permette l’accesso a informazioni sul funzionamento della persona dal punto di vista psicologico. Attraverso il processo creativo e l’improvvisazione, il paziente guidato dal DanzaMovimento Terapeuta dà nome e significato ai suoi gesti e consapevolizza le risorse interne necessarie al processo di cambiamento e recupero del benessere.

Ecco qui il video

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E c’era odore di casa..

Mi sono imbattuta in uno splendido e noto racconto illustrato per bambini che si chiama ‘Piccola Orsa’ e che racconta l’esperienza che un cucciolo d’orsa fa del passare delle stagioni, accompagnata dagli insegnamenti materni. Il modo in cui vengono raccontate le stagioni è poetico e delicato e mi ha messo in contatto con il mistero e la bellezza, per me sacra, della natura e di come gli animali ne siano una meravigliosa parte da cui prendere spunto. Mi ha emozionato quando Piccola Orsa e Grande Orsa si preparano al lungo inverno, accoccolandosi insieme nella tana…aspettando la Primavera.
..E c’era odore di casa..
Come gli animali, anche noi umani abbiamo bisogno di sentirci a casa. Ma cosa è casa?

Per me casa è quando mi sento a mio agio, quando sento caldo dentro di me, quando ho vicino chi amo e posso sentirmi al sicuro, posso dire ciò che penso ed esprimere ciò che provo senza timore di essere giudicata, quando sono accoccolata, quando sento il mio corpo ben seduto e comodo sulla mia ‘poltrona del terapeuta’, quando una musica, un suono, o un profumo o un odore mi rievocano qualcosa di conosciuto e familiare, quando sono spontanea e autentica, quando mi fido di me, è sapere che so dove posso andare quando ho bisogno di recuperare il mio centro, è essere consapevole dei miei punti di forza e delle mie fragilità, è sapere fin dove posso arrivare e quando è necessario fermarmi.

In questi anni, in gruppo insieme a delle colleghe DanzaMovimento Terapeute, ho esplorato e sperimentato con il corpo e la danza quali sono i gesti e i movimenti che sento ‘casa’; la ricerca (Dancing Back Home) è iniziata diversi anni fa ed è tuttora in corso, perchè trovare la propria ‘danza casa’ significa permettersi di accedere ad un ascolto profondo del corpo e del proprio movimento, e questo richiede tempo, costanza e fiducia. Come l’odore di casa è inconfondibile (e anche mamma orsa lo sa..) così avverto di trovarmi nella mia danza casa, grazie ai segnali che il mio corpo mi rimanda, che sono la comodità, il piacere, la familiarità, il senso di appartenenza, la presenza consapevole, il senso di protezione, l’inequivocabile percezione che il luogo che sto abitando è per me straconosciuto, è un luogo rassicurante, anche quando è doloroso o spiacevole. La nostra casa è infatti dimora anche delle nostre parti ombra e delle ferite che gelosamente custodiamo e che sono il segno di traumi o esperienze spiacevoli della nostra vita. Ciò che conosciamo ci è familiare, nel bene e nel male, è certo, sicuro. Il nostro corpo tiene traccia di ciò che ha vissuto, una traccia indelebile, una traccia preziosissima, una risorsa inestimabile e a cui è sempre possibile attingere, che consente l’accesso a quell’indicibile e non conosciuto che la nostra mente sapientemente sa celare.

Se lo vogliamo e glielo permettiamo, il nostro corpo può raccontarci chi siamo e indicarci la strada verso casa..

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(Illustrazione di Jo Weaver)


G r a v i t y

Mi piace tanto questo video dei Coldplay, si chiama Gravity. Certamente perché è danzato, delicato e ben disegnato. Poi perché parla della gravità, di come le persone siano per ragioni di pura fisica destinate ad essere attratte alla terra ma anche fra di loro. Non si può spezzare la forza di gravità, non si può spezzare la natura dell’essere umano che tende all’incontro con l’altro. La parola ‘gravità’ mi fa pensare anche al peso del corpo, contrapposto alla leggerezza e a quanto possiamo essere sia leggeri che pesanti nello stesso tempo. Mi fa pensare alla importanza delle cose, ai suoni bassi, a qualcosa di pericoloso o difficile da sopportare, a una situazione critica.
Mi piace pensare che l’amore sia come la gravità, cioè necessario, naturale, a volte accelerato, caldo come il sole…
Incredibile come una parola possa evocare così tanti significati.

‘And saw the sun
And the way that gravity pushes on everyone
On everyone’

Qui puoi vedere il video Gravity

 

 


Mind Full o Mindful?

Imparare a stare nel presente significa dare valore a ciò che realmente stiamo vivendo; il futuro è un tempo che ancora non esiste, è inventato, il passato è un tempo che è già stato, non esiste più. Entrambi ci mettono in contatto con pensieri di ansia, preoccupazione e inquietudine che ci distolgono da ciò che conta davvero, cioè il momento presente. È solo nel presente che possiamo vivere appieno e consapevolmente. Il respiro è la nostra guida a stare nel qui e ora. Ascoltiamolo

 

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Natural Mente

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Il bosco che abito ormai da anni. Quello della cura. Non più fitto, buio, caotico. Al suo interno ora riesco a riconoscere la varietà delle piante che vi dimorano. Meravigliosamente infinita. Apprezzo e scelgo la diversità degli alberi. La loro bellezza. Tanto maestosa quanto fragile. Il loro bisogno di accudimento. Un allenamento costante, impegnativo, faticoso, che mi ha portato a sentire quando queste delicate nature necessitino di aria –dai estirpiamo insieme le erbacce che ti soffocano. O invochino più luce –un attimo, ti faccio spazio, guarda qui fuori. O inaridiscano perché hanno sete –ho con me ancora un goccio, è tutto per te se lo vuoi. Semplicemente desiderino essere viste –sono qui, ti ascolto.

Un bosco che appariva senza uscite, senza inizi, senza scampo. Il luogo ora delle sorprese e della crescita, del dolore inaspettato, della gioia conquistata, della paura tanto sottile e così tagliente, dell’incontro e della fuga, dell’impotenza, della vittoria.

Il bosco che a tratti prende nutrimento da una terra sì bagnata e scivolosa, ma densa, feconda, calda, ricca, che guarda al cielo, che tutto inonda di luce e contiene.

La Psicoboscoterapia come scoperta e riflessione sui mondi possibili e percorribili. Come disvelamento delle risorse comunicative e corporee chiamate quotidianamente in causa e in aiuto. Come creatività che si compie attraverso la parola, il gesto, il fare con. Quasi fosse un’arte, l’arte della cura.

La potenza della relazione come agente di cambiamento. Reciproco. La necessità dell’ascolto, non giudicante, che mi aiuta a riconoscere i confini tra i bisogni altrui e quelli miei.

Ora percepisco più nitido il mio vedere, mi permette di prendere le distanze emotive dalle fantasie, ombre e proiezioni. Alimenta il mio vissuto con l’esperienza dell’altro, mi riempie.

Sento la meraviglia e lo stupore nel riconoscimento del grande valore che accompagna il mio muovermi sicura nel bosco del disagio.

Rimane vivo e forte il desiderio di andare oltre, esplorare le strade che ancora sento impervie, avvicinarmi a nuove piante, quelle che non conosco, quelle nascoste, quelle apparentemente spoglie, costruendo sentieri o passatoie o dando spazio perché esse diventino visibili e raggiungibili, rigogliose e forti. Libere.

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