Dr.ssa Francesca Consonni


A l b e r o

Quando sono nella natura sento la pace.

Soprattutto quando sono circondata dagli alberi.

Li amo e li adoro, sento la potenza del loro respiro e lo straordinario modo in cui si ancorano al terreno grazie alle portentose radici. Per non parlare della musica che emettono quando le loro foglie vibrano al passare del vento.

Ecco, il contatto con la natura mi riempie incredibilmente di emozioni piacevoli e calde; provo riconoscenza e rispetto per la vita.

È un altro dei miei luoghi sicuri.

 

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I treni passano sempre…

Ieri sera una mia paziente con sfiducia e dolore mi diceva che ‘l’amore capita, non lo decidi, pertanto non è detto che sarà cosa per me’.
Il suo passato e la sua storia l’hanno portata oggi ad avere uno sguardo disilluso e rassegnato nei confronti di sé e delle relazioni sentimentali.
Le ho detto allora che i treni passano sempre, siamo noi a decidere di voler salire e affrontare il viaggio, anche se non conosciamo da subito la destinazione.
E siamo sempre noi a decidere di scendere ad un certo punto interrompendo la corsa.
Alcune persone evitano di salire sui treni, perchè hanno paura, non si fidano, temono la velocità o il non sapere chi avranno seduto a fianco.
Altre salgono su quanti più possibili riescono, e alla fine non si fermano mai e viaggiano in continuazione senza raggiungere mai un luogo.
Altre ancora prendono sempre immancabilmente lo stesso treno, aspettandosi ogni volta che la destinazione cambi, ma sapendo nel profondo di sé che quello è il treno che arriverà a ‘non fa per me’.
Altre lo aspettano da sempre, ma si trovano sul binario sbagliato, convinte che prima o poi passera di lì, ostinate nel pensare che sia il treno a non passare, a sbagliare, non loro.

Altre stanno viaggiando, con il tempo si sono abituate alla velocità, alle fermate, ai vicini di posto, alle buie gallerie e ai cambi di temperatura, non sanno di preciso quale sia la meta, ma sentono che è quella giusta per loro, tengono conto di quel pizzico di imprevedibilità inevitabile, affrontano ogni giorno la sfida di stare e continuare a stare più o meno comode tra gioie e difficoltà, amandosi e amando.

treno

Illustrazione di Catia Chien


PLANETARY DANCE

Planetary Dance
17 giugno 2018 ore 18.00
PARCO RAVIZZA a Milano

La Danza Planetaria è un rito annuale, un rito di guarigione e di rinascita della comunità, un invito a tutti nel mondo ad unirsi alla danza per la pace all’interno delle proprie comunità e per la pace con la Terra. E’ una danza partecipativa più che una performance teatrale. Il suo centro è the Earth Run (Corsa della Terra) creata negli anni 1980 in California da Anna Halprin (ultranovantenne attualmente attiva nel suo lavoro di DanzaTerapeuta) e suo marito Lawrence Halprin, una danza semplice in cui tutti possono eprimersi. I partecipanti sono invitati a correre, camminare o semplicemente stare fermi all’interno di una serie di cerchi (concentrici), creando un mandala movibile. Muovendosi al ritmo regolare dei tamburi, diventiamo un unico corpo.

Ogni passo sulla Terra diviene una preghiera di guarigione.

Nel mese di giugno sarà praticata in quasi tutto il mondo tra cui gli Stati Uniti dove è nata, Europa, Australia, Asia, and Africa.

Venite!!!

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Api e neuroni

L’ape fa la corte al fiore, il fiore risponde al suo appello, ed essi celebrano nozze gioiose, i cui invitati sono cento foglie;
il vento corteggia i rami, i rami si fanno conquistare, e il padre affettuoso cerca la fanciulla per il figlio. (Emily Dickinson)

Che bello trovare questi ospiti in giardino, qui sulla mia pianta di more, sopratutto se si tratta di appassionati sostenitori della continuità della vita

Le api impollinano, permettono alla natura di rigenerarsi ogni anno, sono comparse sulla terra 30 milioni di anni fa, per non parlare poi del modo in cui sono organizzate in micro sistemi davvero perfetti, vivono insieme ai loro simili come se fossero un unico organismo, non possono esistere da sole. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports, condotta dall’Università di Sheffield in collaborazione con l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche ISTC-CNR, ha messo in luce come il comportamento delle api può aiutare a comprendere il comportamento umano. Esiste secondo questo studio una forte somiglianza tra il comportamento delle api e i neuroni umani.
“Le api decidono collettivamente il luogo dove costruire l’alveare e per raggiungere questo obiettivo fanno uso di segnali complessi che permettono di attrarre altre api verso nidi di qualità elevata o di inibire il reclutamento, per alternative di bassa qualità. Questi segnali sono simili a quelli trasmessi tra popolazioni di neuroni durante i processi decisionali tra più alternative” .
Che dire allora? W le apiiiii!!!
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#api #bee #bees #ape #studiomovimentoeparola #seregno#leapiinsegnano #apieneuroni #istc #cnr #scientificreports#shieffielduniversity #proteggiamoleapi #savebees

 


Nell’attesa leggo..

Aspettando il prossimo paziente leggo poesie di Chandra Livia Candiani. Che brava! Le sue parole mi evocano un senso di libertà e di sincerità, sono a tratti dure e dolorose ma calmano, cullano..

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SIAMO TUTTI UN PO’ EROI

Tempo fa gli amici Sara e Andrea mi fecero un augurio regalandomi questa canzone di Bruno Tognolini e Antonello Murgia. Si chiama ‘INNO DEL CORAGGIO’. Ogni tanto la riascolto, quando ne ho bisogno, e mi faccio il pieno di carica, allegria e autostima. Il testo, scritto per bambini, è meraviglioso e, un pò come tante cose nate per il pubblico più piccino, credo possa piacere tanto anche agli adulti, ai genitori, e perchè no, alle maestre che potrebbero utilizzarlo come strumento didattico ed educativo 😉.

Per me vale come un messaggio prezioso a fidarsi di sé e delle proprie risorse, a non smettere mai di credere in se stessi e nel successo di ciò a cui teniamo. Gli eroi non sono solo quelli dei film o delle favole, o quelli che compiono imprese inenarrabili: siamo tutti eroi, ogni giorno, tutte le volte che ci permettiamo il coraggio di esserci e affrontare la vita con le sue ombre e i suoi ostacoli, qualunque sia la nostra età.

La dedico oggi a tutte le persone che amo, in particolare a quelle che stanno affrontando un momento difficile, lo dedico ai miei pazienti, lo dedico a me stessa.

Qui il video della canzone 

Con che coraggio la pioggia vien giù
Con che coraggio il sole sale su
Serve coraggio per fare gli eroi
Serve anche a loro per fare come noi
Con che coraggio un’aquila vola
E ogni mattina un bambino va a scuola
Forse siamo tutti eroi
Ecco perché so che anche io ce la farò
Con quello che vorrò
Per quello che potrò
Con tutto il coraggio che avrò e non avrò
E non ci riuscirò
E ci riproverò
Santi Personaggi in tutti i libri degli eroi
Che danno coraggio a tutti noi…
Con che coraggio il pesce guizzò
Con che coraggio il gabbiano lo mangiò
Serve coraggio al treno che va
Come al binario che lo sorreggerà
Serve coraggio a chi parte e chi resta
E serve a noi che facciamo una festa
Forse siamo tutti eroi
Ecco perché so che anche io ce la farò
Con quello che vorrò
Per quello che potrò
Con tutto il coraggio che avrò e non avrò
E non ci riuscirò
E ci riproverò
Santo Personaggio in tutti i libri degli eroi
Ci accompagna in viaggio sempre un passo avanti a noi
Dietro il suo coraggio c’è una Santa Paura
È la mamma della mia avventura…
Ecco perché so che anche io ce la farò
Con quello che vorrò
Per quello che potrò
Con tutto il coraggio che avrò e non avrò
E non ci riuscirò
E ci riproverò
Santo Personaggio in tutti i libri degli eroi
Ci accompagna in viaggio sempre un passo avanti a noi
Ma quel passo avanti è il domani che ho
E domani ci riproverò…

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Regalati l’amore

‘Chiunque o qualunque cosa non ti dia vita, è troppo piccola per te’.

(D. White)

Se scendi a compromessi e accetti qualcuno o qualcosa che non ti fa bene non potrai essere felice, nè stare bene. Il tempo per cambiare non si esaurisce mai. Ti aspetta. Anche se lo hai scoperto solo ora puoi farlo, fallo!

Se vuoi puoi donarti un regalo preziosissimo, dal valore inestimabile.

Regalati il poter essere te stesso.

Regalati l’amore per te.

volo


Fall down seven times, get up eight

Il cadere viene spesso socialmente legato al concetto di errore, fallimento, resa. Siamo così abituati a pensare che non si debba mai cadere e ci sfugge un elemento e aspetto importantissimo della caduta, cioè il fatto che esso possa diventare uno strumento di conoscenza, di accettazione, un punto di forza. Da piccoli i neonati imparano ad alzarsi e camminare partendo dal pavimento, dalla terra e usando il suolo come palestra di apprendimento e forza per sfidare la gravità, appropriarsi dell’equilibrio, sviluppare coordinazione e relazionarsi con lo spazio e il tempo. Lo fanno cadendo e rialzandosi, cadendo e rialzandosi, cadendo e rialzandosi. Purtroppo non appena il bambino diventa motoriamente autonomo spesso i genitori iniziano a mandare messaggi squalificanti relativi al contatto con la terra (‘alzati, ti sporchi tutto, tirati su, non si sta a terra, ti fai male, per terra ci sono i microbi…’) e il bambino inevitabilmente impara a considerare il gattonare, lo strisciare, il rotolarsi e il cadere come comportamenti da evitare perchè non graditi e sbagliati, inopportuni. Cadere è invece inevitabile e utile. Le arti marziali orientali lo insegnano da millenni: il vero maestro è colui che sa cadere e dalla caduta può ancora mettersi in gioco e vincere.

Lasciamoci allora cadere, permettiamocelo senza il timore di farci male, o giudicandolo male, ma sapendo che da giù possiamo contare su una terra accogliente e resiliente che ci darà la spinta per rialzarci rinnovati. Recuperiamo l’esperienza che abbiamo fatto da piccoli e che ci racconta che le nostre cadute sono state necessarie al nostro camminare.

Il video che ho scelto racconta splendidamente l’esperienza corporea del cadere e rialzarsi. Più il mio corpo pone fiducia nel cadere e impara a fare tesoro della risorsa del suolo, più dentro di me abiterà anche il simbolo ad esso legato, cioè l’idea che tutte le volte che non riuscirò ad ottenere un obiettivo non mi sentirò sconfitto o fallito, perchè grazie alla terra recupererò la spinta per rinascere e ricominciare.

Questo il video: fall seven times

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L’arte della cura

Queste riflessioni le scrissi qualche tempo, ma le sento ancora molto attuali..

Il bosco che abito ormai da anni. Quello della cura. All’inizio del mio ingresso lo percepivo fitto, buio, caotico. Ora invece al suo interno riesco a riconoscere la varietà delle piante che vi dimorano. Meravigliosamente infinita. Apprezzo e scelgo la diversità degli alberi. La loro bellezza. Tanto maestosa quanto fragile. Il loro bisogno di accudimento. Quello che opero da anni è un allenamento costante, impegnativo, faticoso, che mi ha portato a sentire quando queste delicate nature necessitino di aria (‘dai estirpiamo insieme le erbacce che ti soffocano’). O invochino più luce (‘un attimo, ti faccio spazio, guarda qui fuori’). O inaridiscano perché hanno sete (‘ho con me ancora un goccio, è tutto per te se lo vuoi’). Semplicemente desiderino essere viste (‘io sono qui, ti ascolto’).
Un bosco che appariva senza uscite e senza inizi. Il luogo ora delle sorprese e della crescita, del dolore inaspettato, della gioia conquistata e della paura, dell’incontro e della fuga, dell’impotenza, della vittoria, dell’ansia, della calma.
Il bosco che a tratti prende nutrimento da una terra sì bagnata e scivolosa, ma densa, feconda, calda, ricca, che guarda al cielo, capace di inondare di luce e contenere
Questa è la mia Psicoboscoterapia: il mio viaggio di scoperta e riflessione sui mondi possibili e percorribili. Il viaggio del disvelamento delle risorse comunicative e corporee chiamate quotidianamente in causa e in aiuto. Il viaggio della creatività che si compie attraverso la parola, il gesto, il fare con. Come fosse un’arte, l’arte della cura.
Ho vissuto e vivo la potenza della relazione come agente di cambiamento. Reciproco, investe anche me. Mi affido con fiducia all’ascolto, non giudicante, che mi aiuta a riconoscere i confini tra i bisogni altrui e quelli miei.
Ora percepisco più nitido il mio vedere, mi permette di prendere le distanze emotive dalle fantasie, ombre e proiezioni. Alimenta il mio vissuto grazie all’esperienza dell’altro, mi riempie.
Sento la meraviglia e lo stupore nel riconoscimento del grande valore che accompagna il mio muovermi sicura nel bosco del disagio.
Mi sento molto fortunata per il lavoro che ho scelto. Rimane vivo e forte il desiderio in me di proseguire oltre, esplorare le strade che ancora sento impervie, avvicinarmi a nuove piante, quelle che non conosco, quelle nascoste, quelle apparentemente spoglie, costruendo sentieri e passatoie o dando spazio perché esse diventino visibili e raggiungibili, rigogliose e forti. Libere.

bosco

L’illustrazione è di Silvana Battistello


Valore è..

‘Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.’
(Erri De Luca).

Tutto è permeato di valore, siamo noi ad attribuirlo.

mcazzato

L’illustrazione è di Marco Cazzato.


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