Dr.ssa Francesca Consonni


Studio aperto

In occasione della Giornata Nazionale della Psicologia dal 10 al 16 Ottobre lo studio Movimento e Parola a Seregno, situato in viale Piave 47, aderisce all’iniziativa Studi Aperti e offre un primo colloquio gratuito, previo appuntamento.
Sono a disposizione per incontrare chiunque lo desideri e sia curioso di saperne di più su come funziona una psicoterapia o un percorso di terapia attraverso la DanzaMovimento Terapia.
E’ un’importante occasione per avvicinare i cittadini ai professionisti della salute mentale e  sensibilizzare alla Psicologia.

Maggiori informazioni sono reperibili su: www.giornatapsicologiastudiaperti.it

Per info e appuntamenti: 388 1758039

 

studio

Setting di terapia di gruppo

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LEI NON SA CHI SOGNO IO

‘In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.’ (E. Hemingway)

Come mai sognava i leoni? Che significato hanno? Cosa c’entrano i leoni?

Da sempre l’uomo si interroga sul senso e sulla finalità dei sogni.
Nella pratica psicoterapeutica anche i sogni possono essere un momento importante in cui aprire delle finestre sull’inconscio e sui significati che esso veicola proprio quando non siamo coscienti, cioè mentre dormiamo. Le strade e gli strumenti utilizzati in psicoterapia per l’analisi dei sogni sono diversi e variegati, a seconda del tipo di metodologia utilizzata dal terapeuta. Il fine è però sempre il medesimo, cioè quello di recuperare delle informazioni utili per l’obiettivo terapeutico specifico di quel paziente. E’ perciò fondamentale che esista già una relazione terapeutica, cioè che il terapeuta sia già a un buon punto di conoscenza del paziente: solo in questo modo infatti potrà comprendere e riportare al paziente i significati nascosti nella trama e nei personaggi del sogno, recuperabili attraverso l’analisi.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è che i sogni non sono universali. ‘Tu che sei psicologo, mi dici cosa vuole dire il sogno che ho fatto l’altra notte?’. Tante volte mi è stata posta questa domanda al di fuori del contesto terapeutico. Non è possibile interpretare un sogno senza il sognatore. Non è possibile che sogni simili abbiano significati simili, perché ognuno di noi possiede un mondo interno unico e irripetibile. Pertanto unici ed irripetibili sono anche i sognatori e i loro sogni 😊

 


Custodire un nido

Era là senza foglie né corteccia, ma era felice..custodiva un nido.’ 

Non dimentichiamoci mai che dentro di noi custodiamo sempre un nido, qualcosa di prezioso e generatore di benessere e vita.😊

alber2


Lupo o cappuccio?

Ciò che cambia è il modo in cui, senza saperlo, si esprimono: uno aggredendo, l’altro subendo…

Come ti senti tu? Più cappuccetto rosso 👠 o più lupo 🐺?
😊

 

cappuccio

immagine di Milene Sgroi


Nessun riciclo sui giudizi

Oggi facciamo pulizia! 😁

Ecco cosa possiamo buttare: i nostri giudizi interni! Tutto quello che ci attribuiamo sgridandoci e svalutandoci. Nessun riciclo in questo caso! 😜

Ecco, magari le pulizie facciamole spesso..il nostro io ha bisogno di cure quotidiane. 😍


Dare un nome

E’ accaduto, nella mia pratica di psicoterapeuta, che qualche paziente cercasse a tutti i costi di dare un nome al suo problema, al suo malessere. Chiamare per nome un disturbo e nominarlo, anche con un’etichetta, per qualcuno è rassicurante e confortante. A differenza delle patologie che affliggono il corpo infatti, per le quali è facile circoscrivere un dove e un cosa, per i disturbi psicologici non esiste un punto preciso o una parte tangibile in cui collocare il fastidio e tantomeno un nome, una qualche ….ite che li possa identificare. Ho sempre compreso quindi e accolto la necessità e a volte pretesa di qualcuno di loro a voler confinare il dolore inserendolo in una categoria. Con un nome fa meno male, è più accettabile per sé e gli altri, è più curabile, legittima lo stare male..
Gli esseri umani ricercano le definizioni, perchè contengono dal caos, perchè delineano un’identità, perchè limitato l’incerto e lo sconosciuto, che spaventa e incute ansia.
Non sono una terapeuta che evita a tutti i costi le diagnosi per non stigmatizzare: il paziente non è certamente la sua malattia ma una persona; ciò che faccio e ritengo fondamentale è però valutare volta per volta cosa si nasconde dietro al bisogno di nominare di quel paziente e comprendere insieme a lui o lei se quel bisogno sia utile al percorso di terapia che ha intrapreso.

Questa foto mi ha ricordato una mia paziente, che ha iniziato ad affidarsi a me solo dopo aver ricevuto la diagnosi, il nome al suo disturbo. Mi fa pensare che si sia sentita così, avvolta e coccolata in un campo di fiori viola, pronta a lasciarsi andare alla scoperta di sé e delle meraviglie che le appartenevano ma che non percepiva in sè, quietata e meno attenta alle sue ingombranti ombre con cui si impediva di fermarsi e iniziare a prendere in mano la sua vita.

pini

La foto è di Pini Hamou

 

 


Per le coppie ‘ferite’

sparrek

Foto di Sparrek

Orgogliosa di un altro pezzetto di formazione appena conquistato…
La voglia di conoscere e la curiosità mi portano ad esplorare sempre nuovi mondi e ogni tot di tempo che passa non resisto al desiderio di scegliere qualche corso che mi ispira 😉.

Questa volta si tratta di consulenza e terapia per coppie sterili e infertili che si trovano a fare i conti con la diagnosi ricevuta e la eventuale scelta di intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita.
Per una coppia apprendere di non poter realizzare il proprio desiderio di genitorialità in modo naturale è un evento fortemente traumatico che può mettere in crisi e destabilizzare gli equilibri fino a quel momento raggiunti. Per poter andare avanti e scegliere la strada più adatta a sè la coppia ha bisogno di elaborare il lutto della fertilità naturale e risanare la ferita dolorosa ad esso legata.

È importante che chi si prende cura di queste tematiche come consulente e terapeuta, oltre che avere competenza sui contenuti, abbia anche gli strumenti necessari per accompagnare ogni coppia nel percorso a lei più indicato e adatto.

attestato


La vera legge dell’amore

Ecco la riflessione di Massimo Recalcati in merito al Congresso Mondiale sulla famiglia di Verona, da La Repubblica del 31 Marzo 2019.

Certamente condivido appieno il contenuto 😀

Massimo Recalcati
La vera legge dell’amore

La tesi condivisa dai partecipanti al Congresso mondiale sulla famiglia di Verona è che la famiglia sia un evento della natura. Ma erano naturalmente sterili le matriarche (Sara, Rebecca, Rachele) e non era affattonaturale, com’è noto, il padre falegname che si prese la responsabilità di crescere il figlio di Dio. Il testo biblico indica con forza che il mistero della generazione della vita e della sua accoglienza non può mai essere ridotto materialisticamente alle leggi della natura perché porta con sé quel miracolo della parola senza il quale l’umanizzazione della vita sarebbe semplicemente impossibile. Quale parola? Quella che davvero feconda la vita rendendola degna di vita, istituendola come vita di un figlio. Quella parola che nomina e riconosce in una vita particolare non la manifestazione anonima della natura, ma una vita umana, vita portatada un nome proprio. L’amore non è mai, infatti, amore generico per la vita, ma è sempre amore di un nome. Senza il miracolo della parola che adotta la vita del figlio non esiste né padre, né madre, non esiste quella responsabilità illimitata che istituisce la genitorialità ben al di là delle leggi della natura. È così difficile da capire? Dovremmo davvero ridurre la forza sublime di questo straordinario gesto di adozione, frutto dell’amore dei Due, ad un mero meccanismo di cellule, ad un ingranaggio anonimo della natura o ad una mera necessità istintuale? Oppure dovremmo davvero pensare che questa responsabilità illimitata sia un privilegio esclusivo dei cosiddetti genitori naturali? Ma non è forse quello della genitorialità un gesto che eccede ogni legge della natura? Non è la forza nuda della parola di Dio — della sua grazia — che guarisce le matriarche dalla sterilità rendendo possibile la filiazione umana della vita? Possiamo davvero pensare — pensano davvero questo i sostenitori della famiglia naturale — che la generazione di un figlio sia un evento della natura, simile ad una pioggia o ad un filo d’erba? La vita umana non vive di istinti, ma si nutre della luce della parola. Non è sufficiente uno spermatozoo o un ovulo né per generare davvero un figlio, né per fare un padre o una madre. Vi sono padri e madri naturali che hanno abbandonato i loro figli, che non sono mai diventati genitori, che non hanno alcun interesse per la vita dei figli che hanno naturalmente generato. Vi sono coppie eterosessuali che non hanno nessuna idea di cosa sia l’eteros, il rispetto e l’ammirazione per la differenza dell’altro che la lezione dell’amore esige. L’eterosessualità, diceva Lacan, non è mai riducibile ad un dato dell’anatomia, ma è la postura fondamentale dell’amore: è davvero eterosessuale chi sa amare l’altro nella sua differenza. Può esserlo o non esserlo con le stesse possibilità una lesbica, un omosessuale o un cosiddetto eterosessuale. È così difficile capirlo? Quello che fa davvero la differenza è la legge dell’amore e non la legge della natura. È il cuore della predicazione cristiana. Dove questa Legge è operativa c’è rispetto per l’eteros, per la differenza assoluta dell’altro; dove invece questa Legge è assente c’è contesa, rivendicazione, distruzione dell’eteros. Vi sono famiglie che vogliono arrogarsi il diritto esclusivo dell’amore. Vi sono coloro che pensano che l’anonimato della legge della natura garantisca una buona genitorialità. Non si percepisce il carattere rozzamente materialistico di queste posizioni? In natura l’istinto organizza la vita da capo a piedi. Ma vale lo stesso per la vita umana? Esisterebbe un istinto genitoriale? Magari presente nei genitori naturali e assente in quelli adottivi? Non dovremmo forse imparare a ragionare al contrario? Pensare, per esempio, che tutti i genitori naturali dovrebbero guardare quelli adottivi per imparare cosa significhi donare se stessi in un rapporto senza alcuna continuità naturale, senza rispecchiamento. È così difficile capire che c’è padre e c’è madre, che c’è famiglia non perché c’è continuità di sangue o differenza anatomica degli organi genitali dei genitori, ma perché c’è dono, amore per l’eteros del figlio, assunzione di una responsabilità illimitata, esperienza incondizionata dell’accoglienza?

tipos-de-familia

 


W LA MIA FAVOLA!

C’ERA UNA VOLTA…UN DRAGO DA SALVARE, UN PRINCIPE DA CUI SCAPPARE, UNA STREGA DA PERDONARE.

A volte le favole possono insegnarci proprio che la vita può essere molto diversa da come ce la aspettiamo…
Non importa allora chi è il drago o la strega o il principe.
Importa chi siamo noi e quello che vale e conta per la nostra felicità.

Viva la mia favola, viva la tua favola, viva le nostre favole! 😊❤️

beha

Foto presa @lucreziabeha


Sono Albero

‘Cosimo salì fino alla forcella d’un grosso ramo dove poteva stare comodo, e si sedette a gambe penzoloni, a braccia incrociate con le mani sotto le ascelle, la testa insaccata nelle spalle, il tricorno calato sulla fronte. Nostro padre si sporse dal davanzale.
-Quando sarai stanco di star lì cambierai idea! – gli gridò.
-Non cambierò mai idea, — fece mio fratello, dal ramo.
-Ti farò vedere io, appena scendi!
-E io non scenderò più!
E mantenne la parola’.

(Italo Calvino)

Ricordo benissimo questo libro letto tantissimo tempo fa. Mi affezionai tanto a Cosimo e alla sua ricerca della verità e della strada, fuori dalle aspettative familiari e sociali. Lo trovo uno splendido invito alla scoperta della propria autenticità 😊

 

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Foto presa da: https://www.topipittori.it/


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