Dr.ssa Francesca Consonni


Di tutto restano tre cose..

‘Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare dell’interruzione un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro’. (F Pessoa).

Mai come ora queste parole mi infondono un calda sensazione di speranza e serenità.

L’illustrazione è di Silvia Lazzarin illustrazioni

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Io sono il viaggio

‘Ho imparato a non avere più alcuna fretta. Ho iniziato ad essere più gentile con i miei passi. Dopo tutto, non c’è alcun posto dove allontanarmi da me stesso. Perché io sono il viaggiatore e il viaggio.’ (A Degas).

Rispettare il proprio tempo e concedersi un passo comodo e buono significa stare nel presente, aver cura dei propri bisogni, tenersi in considerazione, accogliere e riconoscere i propri limiti, amarsi.

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Possiamo volare

‘A ciascuno il compito di trasformare le proprie ferite in punti di inserimento per le ali’. (J Sullivan)

Oggi un paziente mi ha chiesto se riuscirà mai dimenticare quello che gli è accaduto da piccolo. Gli ho risposto che no, non dimentichiamo ciò che abbiamo vissuto ma possiamo trasformarlo e farsí che diventi un nostro pezzetto interno prezioso e amato, il punto in cui far nascere qualcosa di diverso e meraviglioso. Delle splendide ali, perché no?

Tutto questo attraverso un cammino di fiduciosa attesa, accoglienza, comprensione e riconoscimento delle emozioni e dei pensieri che sono legati a quel trauma…E allora arriverai a non pensare più di voler dimenticare, ma ti accorgerai che in un certo senso sarai addirittura fiero e orgoglioso di aver cura e conservare quel pezzetto dentro di te.

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Desiderio di purezza..

‘Occorreva che liberassi quello che era represso in me; che convogliassi tutto quello che era disperso in un’unica corrente, per fondere in essa tutto quello che sapevo, che ero, che avevo capacità di fare; bisognava profondere in essa tutta la mia esperienza di vita di montagna, di boscaglia, la poca esperienza di guerra, la mia resistenza e il mio senso d’orientamento, l’ostinatezza, lo spirito di avventura, il mio inesauribile desiderio di purezza, di miracolo, il mio anelito a realizzare me stesso, a essere una volta tanto, forse unica volta nella mia vita, senza compromessi di sorta, tutto quello che avevo potuto essere e che per mille ragioni non fui.’

Dal libro Fuga sul Kenya di Felice Benuzzi, una straordinaria lettura che racconta l’avventura, realmente accaduta, della fuga dell’alpinista italiano, insieme a due compagni, da un campo di concentramento britannico per tentare la scalata al monte Kenya.


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(Illustrazione di Emiliano Ponzi)


Abbiamo tutti un Cavaliere in cuore

‘In cuore abbiamo tutti un Cavaliere
pieno di coraggio,
pronto a rimettersi sempre in viaggio,
e uno scudiero sonnolento,
che ha paura dei mulini a vento..
Ma se la causa è giusta, fammi un segno,
perché – magari con una spada di legno – andiamo, Don Chisciotte, io son con te!’

(Gianni Rodari -Don Chisciotte)

 

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Dove è la felicità?

La felicità non risiede in ciò che abbiamo e possediamo ma nel modo in cui percepiamo la realtà, nell’atteggiamento e nella risposta che diamo a ciò che ci accade in ogni momento. Oggi ho pensato a quante volte ciò che può renderci felici si trova esattamente vicino a noi ma, come se fossimo miopi, non ci diamo la possibilità di accorgercene o di valorizzarlo. Non importa allora avere 1000 fiori, può bastarne solo uno, se lo vogliamo, a rendere preziosa e unica la nostra giornata. 🌷

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E c’era odore di casa..

Mi sono imbattuta in uno splendido e noto racconto illustrato per bambini che si chiama ‘Piccola Orsa’ e che racconta l’esperienza che un cucciolo d’orsa fa del passare delle stagioni, accompagnata dagli insegnamenti materni. Il modo in cui vengono raccontate le stagioni è poetico e delicato e mi ha messo in contatto con il mistero e la bellezza, per me sacra, della natura e di come gli animali ne siano una meravigliosa parte da cui prendere spunto. Mi ha emozionato quando Piccola Orsa e Grande Orsa si preparano al lungo inverno, accoccolandosi insieme nella tana…aspettando la Primavera.
..E c’era odore di casa..
Come gli animali, anche noi umani abbiamo bisogno di sentirci a casa. Ma cosa è casa?

Per me casa è quando mi sento a mio agio, quando sento caldo dentro di me, quando ho vicino chi amo e posso sentirmi al sicuro, posso dire ciò che penso ed esprimere ciò che provo senza timore di essere giudicata, quando sono accoccolata, quando sento il mio corpo ben seduto e comodo sulla mia ‘poltrona del terapeuta’, quando una musica, un suono, o un profumo o un odore mi rievocano qualcosa di conosciuto e familiare, quando sono spontanea e autentica, quando mi fido di me, è sapere che so dove posso andare quando ho bisogno di recuperare il mio centro, è essere consapevole dei miei punti di forza e delle mie fragilità, è sapere fin dove posso arrivare e quando è necessario fermarmi.

In questi anni, in gruppo insieme a delle colleghe DanzaMovimento Terapeute, ho esplorato e sperimentato con il corpo e la danza quali sono i gesti e i movimenti che sento ‘casa’; la ricerca (Dancing Back Home) è iniziata diversi anni fa ed è tuttora in corso, perchè trovare la propria ‘danza casa’ significa permettersi di accedere ad un ascolto profondo del corpo e del proprio movimento, e questo richiede tempo, costanza e fiducia. Come l’odore di casa è inconfondibile (e anche mamma orsa lo sa..) così avverto di trovarmi nella mia danza casa, grazie ai segnali che il mio corpo mi rimanda, che sono la comodità, il piacere, la familiarità, il senso di appartenenza, la presenza consapevole, il senso di protezione, l’inequivocabile percezione che il luogo che sto abitando è per me straconosciuto, è un luogo rassicurante, anche quando è doloroso o spiacevole. La nostra casa è infatti dimora anche delle nostre parti ombra e delle ferite che gelosamente custodiamo e che sono il segno di traumi o esperienze spiacevoli della nostra vita. Ciò che conosciamo ci è familiare, nel bene e nel male, è certo, sicuro. Il nostro corpo tiene traccia di ciò che ha vissuto, una traccia indelebile, una traccia preziosissima, una risorsa inestimabile e a cui è sempre possibile attingere, che consente l’accesso a quell’indicibile e non conosciuto che la nostra mente sapientemente sa celare.

Se lo vogliamo e glielo permettiamo, il nostro corpo può raccontarci chi siamo e indicarci la strada verso casa..

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(Illustrazione di Jo Weaver)


Mind Full o Mindful?

Imparare a stare nel presente significa dare valore a ciò che realmente stiamo vivendo; il futuro è un tempo che ancora non esiste, è inventato, il passato è un tempo che è già stato, non esiste più. Entrambi ci mettono in contatto con pensieri di ansia, preoccupazione e inquietudine che ci distolgono da ciò che conta davvero, cioè il momento presente. È solo nel presente che possiamo vivere appieno e consapevolmente. Il respiro è la nostra guida a stare nel qui e ora. Ascoltiamolo

 

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Quanto peso diamo ai nostri pensieri?

All’Università di Berkley in California, un professore della Facoltà di Psicologia fa il suo ingresso in aula, come ogni martedì. Il corso è uno dei più gremiti e decine di studenti parlano del più e del meno prima dell’inizio della lezione. Il professore arriva con il classico quarto d’ora accademico di ritardo. Tutto sembra nella norma, ad eccezione di un piccolo particolare: il docente ha in mano un bicchiere d’acqua.

Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano, inizia a girovagare tra i banchi dell’aula. In silenzio. Gli studenti si scambiano sguardi divertiti, ma non particolarmente sorpresi. Sembrano dirsi: ‘Eccoci qua: oggi la lezione riguarderà sicuramente l’ottimismo. Il prof. ci chiederà se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Alcuni diranno che è mezzo pieno. Altri diranno che è mezzo vuoto. I nerd diranno che è completamente pieno: per metà d’acqua e per l’altra metà d’aria! Tutto così scontato!’.

Il professore invece si ferma e domanda ai suoi studenti: “Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?”. Gli studenti sembrano un po’ spiazzati da questa domanda, ma in molti rispondono: il bicchiere ha certamente un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi. Il professore aspetta che tutti gli studenti abbiano risposto e poi propone il suo punto di vista: ‘Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante. Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato’. Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti, il professore continua: ‘Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi. Sollevatelo per un’ora e vi ritroverete un braccio dolorante. Sollevatelo per un’intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato’.

Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore: ‘In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato. Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d’acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente. Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e appesantita. Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizzerà’.

Questo racconto può portarci a capire quanto importante sia focalizzare la nostra attenzione su ciò che abbiamo e desideriamo momento per momento. Se pensiamo continuamente a ciò che ci preoccupa, al futuro, al passato, a ciò che abbiamo sbagliato, a come potevamo fare meglio qualcosa, a come sarebbe andata se..allora è come se continuassimo a tenere in mano il bicchiere e sentiremmo sempre di più il suo peso e la fatica del sostenerlo. Come ben ci insegna la Minduflness, dobbiamo stare nel presente, affrontando momento dopo momento ciò che accade e permetterci così di calmare la nostra mente e allontanare lo stress e il rimuginio improduttivo e disfunzionale che altro non fa che aumentare ansie e preoccupazioni. Siamo noi che decidiamo quanto peso dare ai nostri pensieri, siamo noi che possiamo decidere di alleggerirli! Provare per credere! 🙂

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Specchio, specchio delle mie brame..

Avete mai provato a guardarvi allo specchio chiedendovi cosa vedete? Ho recuperato questa scena tratta da un film di Luc Besson (Angel-A). La trovo molto significativa e coglie in pieno un aspetto che caratterizza noi essere umani: spesso vediamo di noi stessi ciò che vogliamo vedere e non quello che siamo, abbiamo cioè una immagine di noi svalutata e poco rispettosa, parziale e limitante.

Proviamo a darci valore cominciando proprio dallo specchio e dal raccontarci sinceramente cosa vediamo riflettersi, cosa ci appartiene, senza negarci i pregi e, ammettendo pure i nostri difetti, scopriremo che magari fino ad oggi non avevamo colto quella nostra espressione o qualità. Possiamo anche immaginare, come il protagonista, di avere vicino qualcuno che ci ispiri, degno della nostra stima, che ci ponga delle domande, proprio come nella scena del film.

Facciamolo con gentilezza, volendoci bene. Vedrete quanto può far bene.

Provare per credere 😉

 



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