Dr.ssa Francesca Consonni


Dare un nome

E’ accaduto, nella mia pratica di psicoterapeuta, che qualche paziente cercasse a tutti i costi di dare un nome al suo problema, al suo malessere. Chiamare per nome un disturbo e nominarlo, anche con un’etichetta, per qualcuno è rassicurante e confortante. A differenza delle patologie che affliggono il corpo infatti, per le quali è facile circoscrivere un dove e un cosa, per i disturbi psicologici non esiste un punto preciso o una parte tangibile in cui collocare il fastidio e tantomeno un nome, una qualche ….ite che li possa identificare. Ho sempre compreso quindi e accolto la necessità e a volte pretesa di qualcuno di loro a voler confinare il dolore inserendolo in una categoria. Con un nome fa meno male, è più accettabile per sé e gli altri, è più curabile, legittima lo stare male..
Gli esseri umani ricercano le definizioni, perchè contengono dal caos, perchè delineano un’identità, perchè limitato l’incerto e lo sconosciuto, che spaventa e incute ansia.
Non sono una terapeuta che evita a tutti i costi le diagnosi per non stigmatizzare: il paziente non è certamente la sua malattia ma una persona; ciò che faccio e ritengo fondamentale è però valutare volta per volta cosa si nasconde dietro al bisogno di nominare di quel paziente e comprendere insieme a lui o lei se quel bisogno sia utile al percorso di terapia che ha intrapreso.

Questa foto mi ha ricordato una mia paziente, che ha iniziato ad affidarsi a me solo dopo aver ricevuto la diagnosi, il nome al suo disturbo. Mi fa pensare che si sia sentita così, avvolta e coccolata in un campo di fiori viola, pronta a lasciarsi andare alla scoperta di sé e delle meraviglie che le appartenevano ma che non percepiva in sè, quietata e meno attenta alle sue ingombranti ombre con cui si impediva di fermarsi e iniziare a prendere in mano la sua vita.

pini

La foto è di Pini Hamou

 

 

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Per essere albero

Per essere albero
devi imparare, almeno una volta, a essere ombra.
Per essere albero
devi avere la vita che ti scorre dentro,
confonderti tra i colori di mondi che vivono altrove,
Per essere albero
devi saper essere foglia e radice
sfidare il vento, nasconderti dentro la terra.
Saper crescere attorno ai cerchi concentrici della memoria
come il segno di tempi che si rincorrono lungo la vita.
Per essere albero,
per essere davvero albero,
devi saperti protendere al cielo,
saper parlare da solo alla luna,
saperti guardare nel riflesso di un fiordo,
seguire lo scorrere della vita a fianco del fiume.
Come una sequenza ininterrotta di storie da raccontare.

(Guatan Tavar)

 

Io un po’ lo sono già, lo siamo tutti…e tu? 😊🌲

albero

foto scattata al Parco di Monza


Per le coppie ‘ferite’

sparrek

Foto di Sparrek

Orgogliosa di un altro pezzetto di formazione appena conquistato…
La voglia di conoscere e la curiosità mi portano ad esplorare sempre nuovi mondi e ogni tot di tempo che passa non resisto al desiderio di scegliere qualche corso che mi ispira 😉.

Questa volta si tratta di consulenza e terapia per coppie sterili e infertili che si trovano a fare i conti con la diagnosi ricevuta e la eventuale scelta di intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita.
Per una coppia apprendere di non poter realizzare il proprio desiderio di genitorialità in modo naturale è un evento fortemente traumatico che può mettere in crisi e destabilizzare gli equilibri fino a quel momento raggiunti. Per poter andare avanti e scegliere la strada più adatta a sè la coppia ha bisogno di elaborare il lutto della fertilità naturale e risanare la ferita dolorosa ad esso legata.

È importante che chi si prende cura di queste tematiche come consulente e terapeuta, oltre che avere competenza sui contenuti, abbia anche gli strumenti necessari per accompagnare ogni coppia nel percorso a lei più indicato e adatto.

attestato


La vera legge dell’amore

Ecco la riflessione di Massimo Recalcati in merito al Congresso Mondiale sulla famiglia di Verona, da La Repubblica del 31 Marzo 2019.

Certamente condivido appieno il contenuto 😀

Massimo Recalcati
La vera legge dell’amore

La tesi condivisa dai partecipanti al Congresso mondiale sulla famiglia di Verona è che la famiglia sia un evento della natura. Ma erano naturalmente sterili le matriarche (Sara, Rebecca, Rachele) e non era affattonaturale, com’è noto, il padre falegname che si prese la responsabilità di crescere il figlio di Dio. Il testo biblico indica con forza che il mistero della generazione della vita e della sua accoglienza non può mai essere ridotto materialisticamente alle leggi della natura perché porta con sé quel miracolo della parola senza il quale l’umanizzazione della vita sarebbe semplicemente impossibile. Quale parola? Quella che davvero feconda la vita rendendola degna di vita, istituendola come vita di un figlio. Quella parola che nomina e riconosce in una vita particolare non la manifestazione anonima della natura, ma una vita umana, vita portatada un nome proprio. L’amore non è mai, infatti, amore generico per la vita, ma è sempre amore di un nome. Senza il miracolo della parola che adotta la vita del figlio non esiste né padre, né madre, non esiste quella responsabilità illimitata che istituisce la genitorialità ben al di là delle leggi della natura. È così difficile da capire? Dovremmo davvero ridurre la forza sublime di questo straordinario gesto di adozione, frutto dell’amore dei Due, ad un mero meccanismo di cellule, ad un ingranaggio anonimo della natura o ad una mera necessità istintuale? Oppure dovremmo davvero pensare che questa responsabilità illimitata sia un privilegio esclusivo dei cosiddetti genitori naturali? Ma non è forse quello della genitorialità un gesto che eccede ogni legge della natura? Non è la forza nuda della parola di Dio — della sua grazia — che guarisce le matriarche dalla sterilità rendendo possibile la filiazione umana della vita? Possiamo davvero pensare — pensano davvero questo i sostenitori della famiglia naturale — che la generazione di un figlio sia un evento della natura, simile ad una pioggia o ad un filo d’erba? La vita umana non vive di istinti, ma si nutre della luce della parola. Non è sufficiente uno spermatozoo o un ovulo né per generare davvero un figlio, né per fare un padre o una madre. Vi sono padri e madri naturali che hanno abbandonato i loro figli, che non sono mai diventati genitori, che non hanno alcun interesse per la vita dei figli che hanno naturalmente generato. Vi sono coppie eterosessuali che non hanno nessuna idea di cosa sia l’eteros, il rispetto e l’ammirazione per la differenza dell’altro che la lezione dell’amore esige. L’eterosessualità, diceva Lacan, non è mai riducibile ad un dato dell’anatomia, ma è la postura fondamentale dell’amore: è davvero eterosessuale chi sa amare l’altro nella sua differenza. Può esserlo o non esserlo con le stesse possibilità una lesbica, un omosessuale o un cosiddetto eterosessuale. È così difficile capirlo? Quello che fa davvero la differenza è la legge dell’amore e non la legge della natura. È il cuore della predicazione cristiana. Dove questa Legge è operativa c’è rispetto per l’eteros, per la differenza assoluta dell’altro; dove invece questa Legge è assente c’è contesa, rivendicazione, distruzione dell’eteros. Vi sono famiglie che vogliono arrogarsi il diritto esclusivo dell’amore. Vi sono coloro che pensano che l’anonimato della legge della natura garantisca una buona genitorialità. Non si percepisce il carattere rozzamente materialistico di queste posizioni? In natura l’istinto organizza la vita da capo a piedi. Ma vale lo stesso per la vita umana? Esisterebbe un istinto genitoriale? Magari presente nei genitori naturali e assente in quelli adottivi? Non dovremmo forse imparare a ragionare al contrario? Pensare, per esempio, che tutti i genitori naturali dovrebbero guardare quelli adottivi per imparare cosa significhi donare se stessi in un rapporto senza alcuna continuità naturale, senza rispecchiamento. È così difficile capire che c’è padre e c’è madre, che c’è famiglia non perché c’è continuità di sangue o differenza anatomica degli organi genitali dei genitori, ma perché c’è dono, amore per l’eteros del figlio, assunzione di una responsabilità illimitata, esperienza incondizionata dell’accoglienza?

tipos-de-familia

 


Ombre e luci

‘Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce’.
(Lev Tolstoj)

Le nostre ombre sono preziose quanto le parti di luce, sono quelle che permettono alla luce di brillare ancora di più. Amiamole e diamo loro diritto di cittadinanza nel nostro Io. 😊

 

imm

foto di Gianluca Parsi


Lassù sui monti

Il mio 2018 finisce con uno sguardo dall’alto, dalla cima del Resegone.

Bello il mondo da quassú..

Mai fine poteva essere più emozionante e speciale…

Buon inizio d’anno nuovo a tutti ❤️

rese


A U G U R I

S. Natale 2018

Dammi l’acqua      dammi la mano      dammi la tua parola       che siamo, nello stesso mondo.

(C.L.C)

S.Natale18


W LA MIA FAVOLA!

C’ERA UNA VOLTA…UN DRAGO DA SALVARE, UN PRINCIPE DA CUI SCAPPARE, UNA STREGA DA PERDONARE.

A volte le favole possono insegnarci proprio che la vita può essere molto diversa da come ce la aspettiamo…
Non importa allora chi è il drago o la strega o il principe.
Importa chi siamo noi e quello che vale e conta per la nostra felicità.

Viva la mia favola, viva la tua favola, viva le nostre favole! 😊❤️

beha

Foto presa @lucreziabeha


Sono Albero

‘Cosimo salì fino alla forcella d’un grosso ramo dove poteva stare comodo, e si sedette a gambe penzoloni, a braccia incrociate con le mani sotto le ascelle, la testa insaccata nelle spalle, il tricorno calato sulla fronte. Nostro padre si sporse dal davanzale.
-Quando sarai stanco di star lì cambierai idea! – gli gridò.
-Non cambierò mai idea, — fece mio fratello, dal ramo.
-Ti farò vedere io, appena scendi!
-E io non scenderò più!
E mantenne la parola’.

(Italo Calvino)

Ricordo benissimo questo libro letto tantissimo tempo fa. Mi affezionai tanto a Cosimo e alla sua ricerca della verità e della strada, fuori dalle aspettative familiari e sociali. Lo trovo uno splendido invito alla scoperta della propria autenticità 😊

 

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Foto presa da: https://www.topipittori.it/


STORIE..

C’era una volta Lucilla, una TARTARUGA moooolto curiosa, cosí curiosa che ogni giorno si faceva mille DOMANDE. Tra queste domande una in particolare le continuava a torneare i pensieri: cosa ci sarà aldilà della collina? come sarà fatto il MONDO? Decise allora di mettersi in cammino e GUARDA di qui e guarda di là si accorse che esistevano tantissime piante e animali diverse da lei. Fece presto amicizia con un’APE di nome Camilla, che decise di unirsi a lei accompagnandola nel suo viaggio intorno al mondo. Un giorno arrivarono davanti a una grossa CASA; aveva una porta chiusa con LUCCHETTO dorato. Si avvicinarono e guardando attraverso la SERRATURA, videro un cartello con una FRECCIA…

C’era una volta Camilla, un’APE che aveva perso la DIREZIONE e non sapeva più come tornare alla sua CASA. Era spaventata e si faceva mille DOMANDE senza riuscire a trovare le risposte. Volò e volò così tanto che fece il giro del MONDO; finalmente un giorno trovò una casa che sembrava essere la sua; la porta era chiusa con un LUCCHETTO dorato; GUARDO’ attraverso la SERRATURA ma anche questa volta si accorse che non era la sua casa, perchè all’interno vide una TARTARUGA..

Questo gioco (adorabile ) fatto alcune sere fa con degli amici mi ha fatto pensare a quanto mi ha raccontato un mio paziente recentemente durante una seduta. Da piccolo purtroppo non ha avuto vicino delle figure genitoriali che gli significassero quanto accadeva e ha imparato a costruirsi da solo delle storie, dandosi delle risposte. Queste risposte però non rispecchiavano sempre la realtà e hanno fatto si che lui esasperasse o ignorasse dei pezzetti importanti della sua vita…

Per il bambino è fondamentale avere accanto qualcuno che nomini e dia senso a ciò che accade. Glie elementi della realtà possono combinarsi in mille modi, mille sono le storie che si possono costruire a partire dagli stessi fatti, io per esempio ne ho inventate due molto diverse. La loro combinazione dipende da noi e da quanto comprendiamo del mondo che ci circonda, quindi da come impariamo a leggere la realtà. I genitori hanno un ruolo complesso, delicato e non sempre facile di far imparare ai propri figli come leggerla…

cubes


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