Dr.ssa Francesca Consonni


Category Archive

The following is a list of all entries from the PSYCO category.

G r a v i t y

Mi piace tanto questo video dei Coldplay, si chiama Gravity. Certamente perché è danzato, delicato e ben disegnato. Poi perché parla della gravità, di come le persone siano per ragioni di pura fisica destinate ad essere attratte alla terra ma anche fra di loro. Non si può spezzare la forza di gravità, non si può spezzare la natura dell’essere umano che tende all’incontro con l’altro. La parola ‘gravità’ mi fa pensare anche al peso del corpo, contrapposto alla leggerezza e a quanto possiamo essere sia leggeri che pesanti nello stesso tempo. Mi fa pensare alla importanza delle cose, ai suoni bassi, a qualcosa di pericoloso o difficile da sopportare, a una situazione critica.
Mi piace pensare che l’amore sia come la gravità, cioè necessario, naturale, a volte accelerato, caldo come il sole…
Incredibile come una parola possa evocare così tanti significati.

‘And saw the sun
And the way that gravity pushes on everyone
On everyone’

Qui puoi vedere il video Gravity

 

 

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Mind Full o Mindful?

Imparare a stare nel presente significa dare valore a ciò che realmente stiamo vivendo; il futuro è un tempo che ancora non esiste, è inventato, il passato è un tempo che è già stato, non esiste più. Entrambi ci mettono in contatto con pensieri di ansia, preoccupazione e inquietudine che ci distolgono da ciò che conta davvero, cioè il momento presente. È solo nel presente che possiamo vivere appieno e consapevolmente. Il respiro è la nostra guida a stare nel qui e ora. Ascoltiamolo

 

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Cosa vogliamo vedere?

Cagnolino, gatto o coniglio? Vedete questi animali vero? Ecco allora provate ad ingrandire un pochino l’immagine..Vedrete che in realtà c’è altro che emerge..
Fino a che non entriamo nelle vite di chi non conosciamo o conosciamo poco, non potremo comprendere come esse siano realmente.

Siamo sempre noi a decidere cosa vedere..

Zoomare per credere 😉

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Quanto peso diamo ai nostri pensieri?

All’Università di Berkley in California, un professore della Facoltà di Psicologia fa il suo ingresso in aula, come ogni martedì. Il corso è uno dei più gremiti e decine di studenti parlano del più e del meno prima dell’inizio della lezione. Il professore arriva con il classico quarto d’ora accademico di ritardo. Tutto sembra nella norma, ad eccezione di un piccolo particolare: il docente ha in mano un bicchiere d’acqua.

Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano, inizia a girovagare tra i banchi dell’aula. In silenzio. Gli studenti si scambiano sguardi divertiti, ma non particolarmente sorpresi. Sembrano dirsi: ‘Eccoci qua: oggi la lezione riguarderà sicuramente l’ottimismo. Il prof. ci chiederà se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Alcuni diranno che è mezzo pieno. Altri diranno che è mezzo vuoto. I nerd diranno che è completamente pieno: per metà d’acqua e per l’altra metà d’aria! Tutto così scontato!’.

Il professore invece si ferma e domanda ai suoi studenti: “Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?”. Gli studenti sembrano un po’ spiazzati da questa domanda, ma in molti rispondono: il bicchiere ha certamente un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi. Il professore aspetta che tutti gli studenti abbiano risposto e poi propone il suo punto di vista: ‘Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante. Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato’. Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti, il professore continua: ‘Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi. Sollevatelo per un’ora e vi ritroverete un braccio dolorante. Sollevatelo per un’intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato’.

Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore: ‘In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato. Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d’acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente. Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e appesantita. Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizzerà’.

Questo racconto può portarci a capire quanto importante sia focalizzare la nostra attenzione su ciò che abbiamo e desideriamo momento per momento. Se pensiamo continuamente a ciò che ci preoccupa, al futuro, al passato, a ciò che abbiamo sbagliato, a come potevamo fare meglio qualcosa, a come sarebbe andata se..allora è come se continuassimo a tenere in mano il bicchiere e sentiremmo sempre di più il suo peso e la fatica del sostenerlo. Come ben ci insegna la Minduflness, dobbiamo stare nel presente, affrontando momento dopo momento ciò che accade e permetterci così di calmare la nostra mente e allontanare lo stress e il rimuginio improduttivo e disfunzionale che altro non fa che aumentare ansie e preoccupazioni. Siamo noi che decidiamo quanto peso dare ai nostri pensieri, siamo noi che possiamo decidere di alleggerirli! Provare per credere! 🙂

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Specchio, specchio delle mie brame..

Avete mai provato a guardarvi allo specchio chiedendovi cosa vedete? Ho recuperato questa scena tratta da un film di Luc Besson (Angel-A). La trovo molto significativa e coglie in pieno un aspetto che caratterizza noi essere umani: spesso vediamo di noi stessi ciò che vogliamo vedere e non quello che siamo, abbiamo cioè una immagine di noi svalutata e poco rispettosa, parziale e limitante.

Proviamo a darci valore cominciando proprio dallo specchio e dal raccontarci sinceramente cosa vediamo riflettersi, cosa ci appartiene, senza negarci i pregi e, ammettendo pure i nostri difetti, scopriremo che magari fino ad oggi non avevamo colto quella nostra espressione o qualità. Possiamo anche immaginare, come il protagonista, di avere vicino qualcuno che ci ispiri, degno della nostra stima, che ci ponga delle domande, proprio come nella scena del film.

Facciamolo con gentilezza, volendoci bene. Vedrete quanto può far bene.

Provare per credere 😉

 


Natural Mente

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Il bosco che abito ormai da anni. Quello della cura. Non più fitto, buio, caotico. Al suo interno ora riesco a riconoscere la varietà delle piante che vi dimorano. Meravigliosamente infinita. Apprezzo e scelgo la diversità degli alberi. La loro bellezza. Tanto maestosa quanto fragile. Il loro bisogno di accudimento. Un allenamento costante, impegnativo, faticoso, che mi ha portato a sentire quando queste delicate nature necessitino di aria –dai estirpiamo insieme le erbacce che ti soffocano. O invochino più luce –un attimo, ti faccio spazio, guarda qui fuori. O inaridiscano perché hanno sete –ho con me ancora un goccio, è tutto per te se lo vuoi. Semplicemente desiderino essere viste –sono qui, ti ascolto.

Un bosco che appariva senza uscite, senza inizi, senza scampo. Il luogo ora delle sorprese e della crescita, del dolore inaspettato, della gioia conquistata, della paura tanto sottile e così tagliente, dell’incontro e della fuga, dell’impotenza, della vittoria.

Il bosco che a tratti prende nutrimento da una terra sì bagnata e scivolosa, ma densa, feconda, calda, ricca, che guarda al cielo, che tutto inonda di luce e contiene.

La Psicoboscoterapia come scoperta e riflessione sui mondi possibili e percorribili. Come disvelamento delle risorse comunicative e corporee chiamate quotidianamente in causa e in aiuto. Come creatività che si compie attraverso la parola, il gesto, il fare con. Quasi fosse un’arte, l’arte della cura.

La potenza della relazione come agente di cambiamento. Reciproco. La necessità dell’ascolto, non giudicante, che mi aiuta a riconoscere i confini tra i bisogni altrui e quelli miei.

Ora percepisco più nitido il mio vedere, mi permette di prendere le distanze emotive dalle fantasie, ombre e proiezioni. Alimenta il mio vissuto con l’esperienza dell’altro, mi riempie.

Sento la meraviglia e lo stupore nel riconoscimento del grande valore che accompagna il mio muovermi sicura nel bosco del disagio.

Rimane vivo e forte il desiderio di andare oltre, esplorare le strade che ancora sento impervie, avvicinarmi a nuove piante, quelle che non conosco, quelle nascoste, quelle apparentemente spoglie, costruendo sentieri o passatoie o dando spazio perché esse diventino visibili e raggiungibili, rigogliose e forti. Libere.

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LA MASCHERA: OCCASIONE PER ESPRIMERSI

Ho letto un articolo che ho trovato molto interessante, sulla funzione e il ruolo della maschera come mezzo di espressione. 
‘Date una maschera a una persona e sarà sincera’, diceva Shakespeare. Luigi Dotti, psicologo, psicoterapeuta e direttore di psicodramma e Playback Theatre di Brescia, ritiene che il lavoro psicodrammatico in sé sia una forma di travestimento. Attraverso l’interpretazione di un ruolo mostriamo delle parti importanti di noi che nella quotidianità non facciamo emergere. La maschera e il ruolo sono delle opportunità e l’interpretare un ruolo è come il rivestirsi di una maschera. Il ruolo è il contenitore sociale che consente alle persone di esprimere delle parti di sè.
Il travestimento opera allo stesso modo sia nell’infanzia che nell’adolescenza e nell’età adulta; il significato profondo della maschera è mostrare e non nascondere qualcosa. La maschera rivela molto di più di quello che nasconde. In questo senso può diventare una opportunità. Se a un bambino timido facciamo indossare il costume di un leone, gli offriamo l’opportunità di esprimere la sua parte forte e aggressiva.
Il significato profondo della maschera è il poter vivere quelle emozioni che nella quotidianità sono messe in secondo piano. Questo è anche il significato profondo del Carnevale, con la sua funzione trasgressiva dove le regole solite della quotidianità possono saltare per far emergere altro.
Il Playback Theatre ha le sue radici nel teatro della spontaneità di Jacob Levi Moreno, l’ideatore dello psicodramma. Si tratta di uno psicodramma giovane, spontaneo appunto perchè Moreno faceva rappresentare ai suoi attori le storie della gente comune. Non è un teatro in cui si mette in scena un testo già scritto e preconfezionato, l’azione si svolge al momento, in base a qualcosa che vive lì. È un’improvvisazione che si prende cura delle persone a cui si rivolge. Il tema è fornito dai contenuti della gente che partecipa allo spettacolo. Playback significa, infatti, recitare in risposta a qualcosa.
Come incide lo psicodramma sulle persone? Si tratta di un doppio processo- spiega Dotti – avviene in sostanza una doppia catarsi: quella degli attori che raccontano la storia e la rappresentano, e quella del pubblico. Anche chi non agisce può ritrovare elementi di somiglianza e differenza con la propria storia. È un processo che a partire dalle storie singole, assume una dimensione comunitaria che aiuta tutti ad elaborare, capire e a confrontarsi con la vicenda di ognuno e con quella degli altri. Lo psicodramma è un immedesimarsi e prendere distanza, è un processo psicologico che vede l’alternanza dell’Io attore e dell’Io osservatore. Se siamo solo osservatori, guardiamo la vita senza viverla, se siamo solo attori la viviamo in modo acritico. Dobbiamo riuscire a mettere insieme queste due dimensioni ed entrare e uscire dal ruolo ha questo significato.
La maschera quindi come risorsa per uscire e rientrare da sé, dandosi il permesso consapevole di sperimentare altre parti di noi, altre emozioni, altri mondi. 
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Fonte: http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/febbraio/02/?news=02

Di seme in seme..

Oggi, leggendo un libro sull’adozione, mi sono imbattuta in questa frase di Bruno Bettelheim, che mi ha colpito e mi piace tanto. Dice così:

‘Il seme di un albero può essere trasportato molto lontano dal luogo dove quell’albero è cresciuto, ma la nuova pianta che da quel seme nascerà può mettere radici solo nel terreno in cui esso è affondato: nella famiglia che che ci ha allevato dall’infanzia’.

Mi sembra un messaggio molto positivo e incoraggiante per un genitore, qualsiasi esso sia, di pancia o di cuore. E’ importante dare fiducia ai messaggi e agli insegnamenti da trasmettere ai figli, confidando nella bontà, nella sincerità e nell’amore che contengono. Essi costruiscono per il bambino la basa sicura da cui poter attingere per muoversi nel mondo, esplorarlo e avventurarsi poi da solo per la propria strada. Essi rimarranno scolpiti dentro di loro indipendentemente dall’appartenenza biologica con il genitore. Essi costituiranno il patrimonio interno di valori e principi che a loro volta trasmetteranno ad altre creature.

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