Dr.ssa Francesca Consonni


Category Archive

The following is a list of all entries from the MESSAGGI category.

LA MUSICA PER…

Musica per cosa?

Per esprimere
Per ascoltare
Per stare in silenzio
Per cambiare
Per essere diversi
Per essere uguali
Per unire
Per rafforzare
Per armonizzare
Per equilibrare
Per essere unici
Per convivere
Per meditare
Per differenziarsi
Per coincidere
Per motivare
Per sostenere
Per raggiungere
Per tentare di..
Per immaginare
Per ispirare
Per mobilitare
Per fare un lavoro di squadra
Per rivoluzionare
Per pacificare
Per costruire
Per evolvere
Per ridere
Per piangere
Per sentirsi
Per sognare
Per cantare
Per ballare
Per creare
Per crescere
Per essere
La musica..per vivere.
GUARDA IL VIDEO: LA MUSICA PER…
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G r a v i t y

Mi piace tanto questo video dei Coldplay, si chiama Gravity. Certamente perché è danzato, delicato e ben disegnato. Poi perché parla della gravità, di come le persone siano per ragioni di pura fisica destinate ad essere attratte alla terra ma anche fra di loro. Non si può spezzare la forza di gravità, non si può spezzare la natura dell’essere umano che tende all’incontro con l’altro. La parola ‘gravità’ mi fa pensare anche al peso del corpo, contrapposto alla leggerezza e a quanto possiamo essere sia leggeri che pesanti nello stesso tempo. Mi fa pensare alla importanza delle cose, ai suoni bassi, a qualcosa di pericoloso o difficile da sopportare, a una situazione critica.
Mi piace pensare che l’amore sia come la gravità, cioè necessario, naturale, a volte accelerato, caldo come il sole…
Incredibile come una parola possa evocare così tanti significati.

‘And saw the sun
And the way that gravity pushes on everyone
On everyone’

Qui puoi vedere il video Gravity

 

 


Mind Full o Mindful?

Imparare a stare nel presente significa dare valore a ciò che realmente stiamo vivendo; il futuro è un tempo che ancora non esiste, è inventato, il passato è un tempo che è già stato, non esiste più. Entrambi ci mettono in contatto con pensieri di ansia, preoccupazione e inquietudine che ci distolgono da ciò che conta davvero, cioè il momento presente. È solo nel presente che possiamo vivere appieno e consapevolmente. Il respiro è la nostra guida a stare nel qui e ora. Ascoltiamolo

 

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Cosa vogliamo vedere?

Cagnolino, gatto o coniglio? Vedete questi animali vero? Ecco allora provate ad ingrandire un pochino l’immagine..Vedrete che in realtà c’è altro che emerge..
Fino a che non entriamo nelle vite di chi non conosciamo o conosciamo poco, non potremo comprendere come esse siano realmente.

Siamo sempre noi a decidere cosa vedere..

Zoomare per credere 😉

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Cynar

C’era una volta una bellissima fanciulla di nome Cynara, che aveva occhi verdi e viola e capelli color cenere. Giove se ne innamorò perdutamente al primo sguardo, ma la fanciulla non ricambiava il suo desiderio. Così il grande re degli dei, mosso dall’ira, trasformó la splendida fanciulla in un carciofo. Verde e spinoso, rigido all’esterno, così come era stato il carattere orgoglioso di Cynara, tenero e dolce all’interno, come il suo animo e viola, come i suoi occhi.

Questo carciofo me lo sono ritrovato in una composizione che mi hanno regalato qualche settimana fa; era chiuso fino all’altro giorno e non avrei mai immaginato la meraviglia che nascondeva..

Spesso ciò che sembra è davvero tanto diverso da come è, fermarsi alle apparenze ci limita lo sguardo, ci impedisce di incontrarci, ferisce l’altro e di riflesso noi.

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Quanto peso diamo ai nostri pensieri?

All’Università di Berkley in California, un professore della Facoltà di Psicologia fa il suo ingresso in aula, come ogni martedì. Il corso è uno dei più gremiti e decine di studenti parlano del più e del meno prima dell’inizio della lezione. Il professore arriva con il classico quarto d’ora accademico di ritardo. Tutto sembra nella norma, ad eccezione di un piccolo particolare: il docente ha in mano un bicchiere d’acqua.

Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano, inizia a girovagare tra i banchi dell’aula. In silenzio. Gli studenti si scambiano sguardi divertiti, ma non particolarmente sorpresi. Sembrano dirsi: ‘Eccoci qua: oggi la lezione riguarderà sicuramente l’ottimismo. Il prof. ci chiederà se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Alcuni diranno che è mezzo pieno. Altri diranno che è mezzo vuoto. I nerd diranno che è completamente pieno: per metà d’acqua e per l’altra metà d’aria! Tutto così scontato!’.

Il professore invece si ferma e domanda ai suoi studenti: “Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?”. Gli studenti sembrano un po’ spiazzati da questa domanda, ma in molti rispondono: il bicchiere ha certamente un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi. Il professore aspetta che tutti gli studenti abbiano risposto e poi propone il suo punto di vista: ‘Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante. Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato’. Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti, il professore continua: ‘Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi. Sollevatelo per un’ora e vi ritroverete un braccio dolorante. Sollevatelo per un’intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato’.

Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore: ‘In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato. Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d’acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente. Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e appesantita. Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizzerà’.

Questo racconto può portarci a capire quanto importante sia focalizzare la nostra attenzione su ciò che abbiamo e desideriamo momento per momento. Se pensiamo continuamente a ciò che ci preoccupa, al futuro, al passato, a ciò che abbiamo sbagliato, a come potevamo fare meglio qualcosa, a come sarebbe andata se..allora è come se continuassimo a tenere in mano il bicchiere e sentiremmo sempre di più il suo peso e la fatica del sostenerlo. Come ben ci insegna la Minduflness, dobbiamo stare nel presente, affrontando momento dopo momento ciò che accade e permetterci così di calmare la nostra mente e allontanare lo stress e il rimuginio improduttivo e disfunzionale che altro non fa che aumentare ansie e preoccupazioni. Siamo noi che decidiamo quanto peso dare ai nostri pensieri, siamo noi che possiamo decidere di alleggerirli! Provare per credere! 🙂

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Specchio, specchio delle mie brame..

Avete mai provato a guardarvi allo specchio chiedendovi cosa vedete? Ho recuperato questa scena tratta da un film di Luc Besson (Angel-A). La trovo molto significativa e coglie in pieno un aspetto che caratterizza noi essere umani: spesso vediamo di noi stessi ciò che vogliamo vedere e non quello che siamo, abbiamo cioè una immagine di noi svalutata e poco rispettosa, parziale e limitante.

Proviamo a darci valore cominciando proprio dallo specchio e dal raccontarci sinceramente cosa vediamo riflettersi, cosa ci appartiene, senza negarci i pregi e, ammettendo pure i nostri difetti, scopriremo che magari fino ad oggi non avevamo colto quella nostra espressione o qualità. Possiamo anche immaginare, come il protagonista, di avere vicino qualcuno che ci ispiri, degno della nostra stima, che ci ponga delle domande, proprio come nella scena del film.

Facciamolo con gentilezza, volendoci bene. Vedrete quanto può far bene.

Provare per credere 😉

 


Da una serie televisiva..

Mi sono appassionata di recente ad una serie televisiva che mi ha portato ad alcune riflessioni su emozioni così comuni e naturali ma altrettanto spesso censurate e mascherate tra gli esseri umani.

Mi sto riferendo al rancore e alla rabbia non elaborata quando i protagonisti erano fanciulli e che li porta, una volta grandi, ad agire comportamenti e scelte distruttive e vendicative, nella ricerca disperata di dare un senso e ‘ripagare’ quell’antico dolore represso, mai accolto ed espresso. Quello che viene raccontato è ciò che accade molto spesso in tante dinamiche familiari, qui nella serie assolutamente enfatizzate e romanzate per creare gli effetti della suspance e del thriller, quando veicolano messaggi distorti e non autentici, bugie e segreti che invece di proteggere, come è nell’intento degli attori in gioco, creano un universo di vita parallelo inquinato e disturbato che non può che compromettere le esistenze delle persone coinvolte, in questo caso 4 fratelli. Il tutto incorniciato da un contorno idilliaco, il luogo e gli ambienti in cui si svolge la storia, che fa da contrasto e a tratti stride fortemente, in altri momenti accompagna dolcemente la catastrofe di eventi che, come un vortice inarrestabile, tocca sempre più drammaticamente e acuisce, ora dopo ora, la gravità dei fatti portando i protagonisti a non sempre prevedibili (la trama e la regia sono ben fatte..) ma tremende e irreversibili conseguenze.

Perché i segreti non muoiono mai…

Ciò che decidiamo di dire e fare ha sempre un ritorno sui comportamenti e le emozioni dell’altro; esserne consapevoli e rendersi responsabili delle proprie scelte può evitare danni irreparabili.

Ps: per i curiosi, la serie in oggetto è Bloodline 😉

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LE 3 DOMANDE DELL’IMPERATORE

Questo racconto di Tolstoj mi ha fatto riflettere sull’importanza della consapevolezza di ciò che facciamo, momento per momento, essere presenti mentalmente, come insegna la Mindfulness è la chiave per accedere a un modo di vivere libero dai condizionamenti mentali e in contatto con il vero sé.

“Un giorno, un certo imperatore pensò che se avesse avuto la risposta a tre domande, avrebbe avuto la chiave per risolvere qualunque problema:

  1. Qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa?
  2. Quali sono le persone più importanti con cui collaborare?
  3. Qual è la cosa che più conta sopra tutte?

L’imperatore emanò un bando per tutto il regno annunciando che chi avesse saputo rispondere alle tre domande avrebbe ricevuto una lauta ricompensa. Subito si presentarono a corte numerosi aspiranti, ciascuno con la propria risposta.

Riguardo alla prima domanda, un tale gli consigliò di preparare un piano di lavoro a cui attenersi rigorosamente, specificando l’ora, il giorno, il mese e l’anno da riservare a ciascuna attività. Soltanto allora avrebbe potuto sperare di fare ogni cosa al momento giusto. Un altro replicò che era impossibile stabilirlo in anticipo; per sapere cosa fare e quando farlo, l’imperatore doveva rinunciare a ogni futile svago e seguire attentamente il corso degli eventi. Qualcuno era convinto che l’imperatore non poteva essere tanto previdente e competente da decidere da solo quando intraprendere ogni singola attività; la cosa migliore era istituire un Consiglio di esperti e rimettersi al suo parere. Qualcun altro disse che certe questioni richiedono una decisione immediata e non lasciano tempo alle consultazioni; se però voleva conoscere in anticipo l’avvenire, avrebbe fatto bene a rivolgersi ai maghi e agli indovini.

Anche alla seconda domanda si rispose nei modi più disparati. Uno disse che l’imperatore doveva riporre tutta la sua fiducia negli amministratori, un altro gli consigliò di affidarsi al clero e ai monaci; c’era chi gli raccomandava i medici e chi si pronunciava in favore dei soldati.

La terza domanda suscitò di nuovo una varietà di pareri. Alcuni dissero che l’attività più importante era la scienza. Altri insistevano sulla religione. Altri ancora affermavano che la cosa più importante era l’arte militare. L’imperatore non fu soddisfatto da nessuna delle risposte, e la ricompensa non venne assegnata.

Dopo parecchie notti di riflessione, l’imperatore decise di andare a trovare un eremita che viveva sulle montagne e che aveva fama di essere un illuminato. Voleva cercarlo per rivolgere a lui le tre domande, pur sapendo che l’eremita non lasciava mai le montagne e riceveva solo la povera gente, rifiutandosi di trattare con i ricchi e i potenti. Perciò, rivestiti i panni di un semplice contadino, ordinò alla sua scorta di attenderlo ai piedi del monte e si arrampicò da solo su per la china in cerca dell’eremita. Giunto alla dimora del sant’uomo, l’imperatore lo trovò che vangava l’orto nei pressi della sua capanna. Alla vista dello sconosciuto, l’eremita fece un cenno di saluto col capo senza smettere di vangare. La fatica gli si leggeva in volto. Era vecchio, e ogni volta che affondava la vanga per smuovere una zolla, gettava un lamento. L’imperatore gli si avvicinò e disse: “Sono venuto per chiederti di rispondere a tre domande: qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa? Quali sono le persone più importanti con cui collaborare? Qual è la cosa che più conta sopra tutte?”. L’eremita ascoltò attentamente, ma si limitò a dargli un’amichevole pacca sulla spalla e riprese a vangare. L’imperatore disse: “Devi essere stanco. Su, lascia che ti dia una mano”. L’eremita lo ringraziò, gli diede la vanga e si sedette per terra a riposare. Dopo aver scavato due solchi, l’imperatore si fermò e si rivolse all’eremita per ripetergli le sue tre domande. Di nuovo quello non rispose, ma si alzò e disse, indicando la vanga: “Perché non ti riposi? Ora ricomincio io”. Ma l’imperatore continuò a vangare. Passa un’ora, ne passano due. Finalmente il sole comincia a calare dietro le montagne. L’imperatore mise giù la vanga e disse all’eremita: “Sono venuto per rivolgerti tre domande. Ma se non sai darmi la risposta ti prego di dirmelo, così me ne ritorno a casa mia”. L’eremita alzò la testa e domandò all’imperatore: “Non senti qualcuno che corre verso di noi?”. L’imperatore si voltò. Entrambi videro sbucare dal folto degli alberi un uomo con una lunga barba bianca che correva a perdifiato premendosi le mani insanguinate sullo stomaco. L’uomo puntò verso l’imperatore, prima di accasciarsi al suolo con un gemito, privo di sensi. Rimossi gli indumenti, videro che era stato ferito gravemente. L’imperatore pulì la ferita e la fasciò servendosi della propria camicia che però in pochi istanti fu completamente intrisa di sangue. Allora la sciacquò e rifece la fasciatura più volte, finché l’emorragia non si fu fermata. Alla fine il ferito riprese i sensi e chiese da bere. L’imperatore corse al fiume e ritornò con una brocca d’acqua fresca. Nel frattempo, il sole era tramontato e l’aria notturna cominciava a farsi fredda. L’eremita aiutò l’imperatore a trasportare il ferito nella capanna e ad adagiarlo sul suo letto. L’uomo chiuse gli occhi e restò immobile. L’imperatore era sfinito dalla lunga arrampicata e dal lavoro nell’orto. Si appoggiò al vano della porta e si addormentò. Al suo risveglio, il sole era già alto. Per un attimo dimenticò dov’era e cos’era venuto a fare. Gettò un’occhiata al letto e vide il ferito che si guardava attorno smarrito. Alla vista dell’imperatore, si mise a fissarlo intensamente e gli disse in un sussurro: “Vi prego, perdonatemi”. “Ma di che cosa devo perdonarti?”, rispose l’imperatore. “Voi non mi conoscete, maestà, ma io vi conosco. Ero vostro nemico mortale e avevo giurato di vendicarmi perché nell’ultima guerra uccideste mio fratello e vi impossessaste dei miei beni. Quando seppi che andavate da solo sulle montagne in cerca dell’eremita, decisi di tendervi un agguato sulla via del ritorno e uccidervi. Ma dopo molte ore di attesa non vi eravate ancora fatto vivo, perciò decisi di lasciare il mio nascondiglio per venirvi a cercare. Ma invece di trovare voi mi sono imbattuto nella scorta, che mi ha riconosciuto e mi ha ferito. Per fortuna, sono riuscito a fuggire e ad arrivare fin qui. Se non vi avessi incontrato, a quest’ora sarei morto certamente. Volevo uccidervi, e invece mi avete salvato la vita! La mia vergogna e la mia riconoscenza sono indicibili. Se vivo, giuro di servirvi per il resto dei miei giorni e di imporre ai miei figli e nipoti di fare altrettanto. Vi prego, concedetemi il vostro perdono”.

L’imperatore si rallegrò infinitamente dell’inattesa riconciliazione con un uomo che gli era stato nemico. Non solo lo perdonò, ma promise di restituirgli i beni e mandargli il medico e i servitori di corte per accudirlo finché non fosse completamente guarito. Ordinò alla sua scorta di riaccompagnarlo a casa, poi andò in cerca dell’eremita. Prima di ritornare a palazzo, voleva riproporgli le tre domande per l’ultima volta. Lo trovò che seminava nel terreno dove il giorno prima avevano vangato. L’eremita si alzò e guardò l’imperatore. “Ma le tue domande hanno già avuto risposta”. “Come sarebbe?”, chiese l’imperatore, perplesso. “Se ieri non avessi avuto pietà della mia vecchiaia e non mi avessi aiutato a scavare questi solchi, saresti stato aggredito da quell’uomo sulla via del ritorno. Allora ti saresti pentito amaramente di non essere rimasto con me. Perciò, il momento più importante era quello in cui scavavi i solchi, la persona più importante ero io, e la cosa più importante da fare era aiutarmi. Più tardi, quando è arrivato il ferito, il momento più importante era quello in cui gli hai medicato la ferita, perché se tu non lo avessi curato sarebbe morto e avresti perso l’occasione di riconciliarti con lui. Per lo stesso motivo, la persona più importante era lui e la cosa più importante da fare era medicare la sua ferita. Ricorda che c’è un unico momento importante: questo. Il PRESENTE è il solo momento di cui siamo padroni. La persona più importante è sempre quella con cui siamo, quella che ci sta di fronte, perché chi può dire se in futuro avremo a che fare con altre persone? La cosa che più conta sopra tutte è rendere felice la persona che ti sta accanto, perché solo questo è lo scopo della vita”.

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Pensiero di oggi

Vivere comporta necessariamente incontrare problemi di diversa natura.
Ciò è nell’ordine delle cose.
Ma è ridicolo essere costantemente in balia delle emozioni e delle circostanze.
Dobbiamo sfidare onestamente e fermamente noi stessi per raggiungere i nostri scopi.
Dobbiamo aprirci una strada decidendo di superare tutti gli ostacoli.
Quando poi guarderemo indietro ai momenti della nostra lotta, ci accorgeremo che sono stati gli attimi più soddisfacenti e appaganti della nostra vita.
Saranno un tesoro di ricordi preziosi, scene meravigliose nell’eterno dramma della nostra vita attraverso le tre esistenze.

Daisaku Ikeda – La saggezza del Sutra del Loto

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